Più domande che risposte, comunque considerazioni.

Contagioso.
Anni fa lessi un libro che trovai così interessante da iniziare a guardare ciò che avevo avuto sempre dinnanzi agli occhi in maniera dubbiosa. Oggi, il termine contagioso,anche il titolo del libro, è trend topic, perciò quel testo mi è tornato in mente.
Nella copertina, a sinistra in alto capeggiava una scritta:”Perché una cosa ha successo?”,una domanda che nel mondo delle partite iva, in quello dei social media manager, agenzie di comunicazione prima e in quello dei partiti politici ora, riecheggia nella mente degli operatori ventiquattro ore su ventiquattro; effettivamente apriva un discreto mondo di punti di vista ma quel libro non trattava la risposta assoluta bensì alcuni modi per arrivare ad un giusto compromesso nella giungla del mercato.
Jonah Berger,autore dello scritto e docente di marketing alla Wharton School, che ha dedicato anni a cercare la risposta a quella domanda, racconta, secondo la sua esperienza come mai le persone non danno retta agli spot ma al passaparola e ai pareri degli amici.
Ecco ora, contagioso, in questo sfortunato periodo storico, oltre a ad essere uno dei termini più consumati ogni giorno mi torna in mente come linea guida per affrontare questi momenti difficili in cui anche le semplici notizie devono essere filtrate dal depuratore che ognuno di noi deve oggettivamente procurarsi.
Perché qualcosa diventa virale? Diventa più importante il messaggero o il messaggio? Il luogo in cui votiamo può influire sulle nostre scelte elettorali? Queste ed altre domande sono il leitmotiv del testo, le spiegazioni aprono scenari che non avrei nemmeno immaginato.
29 aprile 2020, in piena quarantena, mi fermo a riflettere su come sia difficile ora, con tutti i mezzi utilizzabili, condividere idee o pensieri, promozioni o inviti ad un concerto, sconti sull’abbigliamento o nuovi decreti; se il passaparola funziona più degli spot, come anche io sostengo, perché non riusciamo ad utilizzare le nostre capacità cognitive per discutere di un qualcosa in maniera oggetiva? Siamo solo più bersagliati dalle pubblicità o più provati dalla quotidianità? Non discutiamo più perchè è più semplice rimanere nelle proprie convinzioni oppure siamo diventati sempre più animali solitari?
I social o le nuove tecnologie hanno reso più semplice il modo di condividere le proprie esigenze oppure hanno intasato tutto il sistema? Perchè un qualcosa diventa contagioso? Ma soprattutto, come si può porre rimedio al cotagio?
